23.06.2026 - La settimana scorsa l’UFCS ha registrato un aumento delle segnalazioni relative a una truffa che contempla l’invio di messaggi vocali («voicemail») tramite e-mail. Gli autori degli attacchi sfruttano il design di noti servizi Microsoft per attirare le vittime su siti di phishing o indurle a installare malware.
Settimana 25: Falsi messaggi vocali diffondono malware e mirano a sottrarre le credenziali di accesso
Attualmente circolano sempre più e-mail false che annunciano un presunto messaggio vocale. Le e-mail inviate dagli autori dell’attacco sono visivamente molto simili alle notifiche ufficiali di «Microsoft 365» e «OneDrive for Business»: l’uso improprio di loghi noti (come «Microsoft 365») induce spesso ad agire in modo avventato. Nelle notifiche viene suggerito ai destinatari che hanno ricevuto un nuovo messaggio vocale («New voicemail»). Per far sembrare autentiche le e-mail, i truffatori inventano dettagli quali la presunta data di ricezione, un numero di telefono del mittente e la durata del messaggio vocale. In un caso particolarmente sfacciato, è stato addirittura utilizzato l’oggetto «Necrologio» per suscitare nel destinatario un senso di urgenza e una pressione emotiva, inducendolo così ad aprire il messaggio senza riflettere.
Due varianti dell’attacco
Nella prima variante dell’attacco, gli hacker cercano di indurre la vittima ad aprire un file contenente malware. Con questo metodo, all’e-mail viene allegato direttamente un file compresso, ad esempio un archivio ZIP denominato «audio_Y6CEKNH8OE.zip». I criminali sperano che le vittime aprano l’allegato per ascoltare il presunto messaggio. Tuttavia, chiunque decomprima ed esegua il file, installa a sua insaputa un malware (ad esempio un «infostealer») sul proprio sistema.
Nella seconda variante, i truffatori mirano alle password della vittima. Il link contenuto nel messaggio vocale o il file HTML allegato all’e-mail rimanda a una pagina di accesso Microsoft contraffatta in modo professionale. Su questa pagina di phishing viene mostrato alla vittima un «lettore audio» con una barra di avanzamento. Per ascoltare il presunto messaggio, agli utenti viene chiesto di cliccare su un pulsante blu con la scritta «Riproduci il messaggio vocale come ospite». In seguito si apre una pagina di accesso contraffatta con cui si cerca di sottrarre le credenziali di accesso Microsoft (e-mail e password) delle vittime.
Dal singolo caso alla catena di attacchi
Un attacco riuscito raramente si limita al primo account compromesso. Le credenziali di accesso a «Microsoft 365» sottratte consentono agli hacker di accedere a e-mail, OneDrive, SharePoint e Teams e, di conseguenza, a gran parte delle comunicazioni interne di un’organizzazione. In una fase successiva, dalla casella di posta elettronica compromessa vengono spesso inviate le cosiddette «e-mail di chain phishing» a tutti i contatti della vittima. Poiché provengono da un indirizzo mittente familiare e spesso fanno addirittura riferimento a conversazioni e-mail preesistenti, la percentuale di successo tra i destinatari è nettamente superiore rispetto al phishing tradizionale.
Contemporaneamente, gli hacker monitorano il traffico commerciale. Dalle e-mail lette è possibile ricostruire i progetti in corso, le modalità di pagamento e le gerarchie interne, informazioni che vengono sfruttate per frodi mirate ai danni degli amministratori delegati o per il «business e-Mail compromise (BEC)». Una richiesta di pagamento falsificata, che arriva con perfetto tempismo dalla casella di posta elettronica ufficiale dei collaboratori, è difficilmente riconoscibile come frode da parte della contabilità. In caso di infezioni da malware, come ad esempio un «infostealer», le credenziali di accesso, i cookie e le informazioni relative al portafoglio digitale vengono inoltre rivenduti sul darknet. In alcuni casi ricompaiono solo settimane o mesi dopo, nel corso di attacchi mirati successivi, il che rende difficile ricollegarli in un secondo momento all’incidente originario.
Raccomandazioni
- Controllate attentamente gli allegati: non aprite mai allegati ZIP non sollecitati. I veri messaggi vocali o i messaggi in segreteria dei sistemi telefonici vengono solitamente inviati come file audio (ad esempio .wav o .mp3) e non come archivi ZIP.
- In caso di notifiche inattese, non cliccate sui link o sui pulsanti incorporati.
- Non inserite mai le vostre credenziali Microsoft né altre credenziali su pagine a cui siete giunti tramite un link contenuto in un’e-mail.
- Se nella vostra azienda utilizzate servizi Microsoft (come Teams), controllate sempre i messaggi vocali ricevuti direttamente nell’applicazione ufficiale e non tramite una notifica via e-mail.
Numeri e statistiche attuali
Segnalazioni della scorsa settimana per categoria:
Ultima modifica 23.06.2026



